Memorie di guerre 5

 

L’immobilità del soldato fece gelare il sangue agli astanti, consapevoli che ciò che sarebbe uscito dalle labbra di quell’anima avrebbe reso la tragedia delle guerre ancor più pesante di quanto già non fosse.

Quando parlò, la sua voce non era forte.

Era stanca.

E proprio per questo arrivò a tutti.

 

«Io sono tutti loro. Sono il ragazzo di diciassette anni che firmò convinto di trovare la gloria… e che, invece, trovò solo il fango, il sangue e l’orrore.

Sono un uomo, un ragazzo, un padre, un figlio strappato alla sua casa per volontà altrui, per combattere in una guerra in cui non credeva.

Sono la persona che si arruolò volontariamente, convinto degli ideali del proprio governo.

Sono il soldato di oggi, mandato a combattere in un posto di cui, poche settimane prima, non sapeva nemmeno pronunciare il nome.

Siamo la stessa persona.

Cambia l’uniforme.

Cambia il secolo.

Cambia la bandiera.

Ma alla fine, il resto non cambia.»

 

Fece una pausa.

Qualcuno tra gli astanti trattenne il respiro, in attesa di sentire il resto.

In attesa di capire quali sono i pensieri di chi combatte al fronte.

Anche se alcuni di loro, fra i più vecchi, lo sapevano e ricordavano con dolore quei tempi.

 

«Ci hanno insegnato che la guerra è necessaria per diffendere la nostra patria, le nostre famiglie, il nostro onore, i nostri ideali, la nostra religione.

Parole grandi.

Calde.

Parole che riempiono la mente e infiammano i cuori, quando le senti pronunciare da chi non dovrà mai entrare in una trincea per difenderle.

Ci abbiamo creduto.

Alcuni di noi ci credevano davvero.

Con una fede così pura da sembrare incrollabile.

E quella fede… è stata la prima cosa che la guerra ha ucciso.»

 

Abbassò lo sguardo per un istante.

Come se le parole gli mancassero.

Una lacrima brillò per un istante sulla guancia dell’anima.

 

«Perché sul campo non trovi la gloria. Anzi la trovi, se ami versare sangue altrui, che sia del nemico o degli innocenti. Se ti piace torturare chi non c’entra nulla in tutto ciò. Se sei convinto che quello che fai sia giusto, sia per una buona causa.

Alcuni lo pensano, ma la realtà è un’altra e ciò che hai fatto ti tormenterà per sempre.

Nel campo di battaglia trovi la paura.

Una paura che non assomiglia a nessuna paura che abbiate mai sentito.

Non è il brivido di un racconto.

Non è lo spavento improvviso.

È qualcosa che entra nel corpo… e non se ne va più.

Cambia il modo in cui respiri.

Cambia il modo in cui dormi.

Cambia il modo in cui guardi le persone che ami… quando torni.

Se torni.

Se loro sono ancora lì.

Trovi la morte, per mano tua o altrui.

La consapevolezza che stai per morire, difronte alla lama che cala sul tuo corpo, difronte alla canna di un arma da fuoco, gela il sangue.»

 

Il silenzio nella piazza si fece più fitto.

I più anziani piangevano, loro ci erano passati, sapevano che quelle parole erano vere, come sapevano che le loro voci non importavano più a nessuno.

Ricordare va bene, ma solo un giorno, solo un attimo, poi il guadagno di pochi vince su l’orrore di molti.

 

«Abbiamo obbedito. Lo abbiamo fatto perché non farlo significava morire… per mano di chi  ci aveva esortato a partecipare, ci ha costretti a partecipare. Abbiamo obbedito perché avevamo paura.

Abbiamo obbedito perché speravamo che qualcuno, più in alto di noi, sapesse cosa stavano facendo.

Non lo sapevano.

O forse lo sapevano… e non gli interessava la nostra sorte.

Abbiamo combattuto, ucciso, siamo stati uccisi.

Questa era la nostra sorte per realizzare fini altrui.»

 

L’anima del soldato sollevò lo sguardo.

Negli occhi non c’era rabbia.

Solo una stanchezza molto antica, che alcuni dei presenti riconobbero come loro.

 

«La verità… è più semplice.

E più crudele.

Molte delle guerre che ricordate, che tuttora esistono… non sono nate per difendere.

Sono nate da linee tracciate su mappe.

Da decisioni prese lontano.

Da mani che non hanno mai tremato nel fango.

Da menti convinte che solo la loro religione sia vera.

Da chi brama il guadagno a discapito delle vite altrui.

E noi soldati siamo lo strumento per rendere reali i loro desideri.

Meri mezzi.

Utili finché serviamo.

Dimenticati quando non serviamo più.

O celebrati da morti come eroi, anche se eroi non lo eravamo, solo assassini.

La storia, la verità la scrive chi vince, non che perde.

Se il mostro vince diverrà la povera vittima vittoriosa.»

 

Un leggero movimento attraversò la folla, ma nessuno parlò.

Nessuno riusciva a farlo.

 

«Vi chiederete se ci sentiamo in colpa.

Non abbiamo una risposta.

Ognuno di noi prova emozioni contrastanti.

Ognuno di noi non sa più distinguere fra cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Non sappiamo più nemmeno se esista davvero una linea tra le due.

Sappiamo ciò che abbiamo fatto per scelta o per ordini, sappiamo che alcune cose non dovevano essere fatte, ma in quel campo di battaglia, alcune volte la mente si spegne e solo l’istinto ti guida nel tentativo di sopravvivere.

Ciò che è stato fatto non scomparirà mai, rimarrà impresso indelebilmente nelle nostre anime.

Come ferite che non guariscono.»

 

L’anima fece un respiro lento.

Poi riprese, la voce roca e profonda.

 

«Guardate le guerre di oggi.

Guardate quei volti.

Sono gli stessi di sempre.

Giovani.

Spaventati.

Pieni di qualcosa che somiglia alla speranza… o alla rassegnazione.

A volte non si distinguono le due emozioni.

Mandati a morire per ragioni che cambiano nome… ma non cambiano sostanza.

Supremazia.

Controllo.

Potere.

Guadagno.

E una fede piegata fino a diventare un’arma.»

 

Alcuni tra gli astanti abbassarono lo sguardo, sentendo un senso di colpevolezza avvolgerli in un freddo abbraccio.

 

«Guardateli davvero.

Non la bandiera dietro di loro.

Non l’uniforme.

Non il nemico che vi è stato raccontato.

Guardate le persone per quello che sono.

Il ragazzo che era studente pochi mesi prima.

L’uomo che aveva appena avuto un figlio.

La donna che ha scelto di servire… e si è ritrovata in una guerra che nessuno le aveva raccontato per ciò che è davvero.

Il bambino costretto ad assistere alla morte e combattere per sopravvivere in condizioni inumane.

Guardateli tutti e pensate se fossi al suo posto?

È veramente giusto combattere guerre per pochi spiccioli che una volta morti non ci serviranno a niente?

È davvero giusto combattere perché la nostra religione è l’unica vera? Chi ve lo dice? La tua idea non può costare la vita di un intero popolo.

Siamo tutti essere umani, indistintamente dal sesso, dal colore della pelle, dalla religione. Esseri umani che provano emozioni. Perché uno dovrebbe essere meglio dell’altro e per questo motivo esigere la morte altrui? L’egoismo che muove il cuore umano mette i brividi.»

 

A quelle parole il soldato si alzò.

Fece un passo avanti.

La sua voce si fece ancor più bassa.

Più vera.

 

«Siamo venuti fin qui… da ogni secolo, da ogni fronte… per dirvi una cosa sola.

Non esiste guerra giusta abbastanza… da valere le vite che costa.

Non esiste ideale così puro… da giustificare il prezzo che pagano sempre gli stessi.

I più giovani.

I più poveri.

I più soli.»

 

Un silenzio.

Lungo.

Pesante.

 

«Ricordateci. Ma ricordateci veramente.

Non eroi.

Non numeri.

Persone.

Persone che avevano paura.

Persone che volevano vivere.

Poi ricordate chi abbiamo ucciso.

Ricordate le madri disperate che stringono i figli al petto, nel vano tentativo di proteggerli.

Ricordate le donne che subiscono le violenze delle guerre, in ogni loro forma.

Ricordate i bambini menomati per bombe nascoste, col futuro rovinato.

Ricordate i bambini che vivono fra le macerie in cerca di un goccio d’acque e cibo per tirare aventi un altro giorno.

Ricordate gli uomini che cercano di proteggere le proprie famiglie dalle armi dei propri compaesani o da dei perfetti estranei perché la loro religione è “sbagliata”.

Ricordate gli uomini usati come sacrifici per ottenere una vittoria.

Ricordate chi ha agito perché costretto e chi per diletto.

Ricordate che ognuno di loro meritavano un mondo che non gli costringesse a tali scelte.»

 

La voce del soldato si spense, dopo quell’accorata supplica.

I suoi occhi vagarono sui volti di tutti gli spettatori.

Chi consapevole delle verità dette.

Chi in preda ad emozioni che non sapevano descrivere.

Chi in lacrime.

L’anima non disse altro.

Tremolò e scomparve come il tramonto che aveva illuminato la piazza fino a quel momento.

L’anima antica tornò al suo posto, come se non se ne fosse mai andato, e attese.

 

 

Continua... 


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