Memorie di guerre 3

 


Al suo posto apparve un bambino dal sesso indefinito.

La sua figura era quasi trasparente nella notte. 

Le sue ossa erano visibili sotto quella pelle segnata da profonde cicatrici e bruciature.

Gli occhi erano troppo grandi per un viso così piccolo, come se avessero visto cose che non avrebbero mai dovuto vedere.

Il bambino osservò gli astanti per alcuni secondi, che parvero a tutti infiniti. 

Poi, parlò e il suono che venne udito era simile a un coro di voci bianche.

«Vi salutiamo figli che non abbiamo mai avuto. Siamo qui oggi per raccontarvi gli orrori delle guerre visti attraverso i nostri occhi.» 

 

Il bambino fece una pausa, prese un respiro lungo e irregolare.

Il tipo di respiro che si fa quando il dolore è troppo grande per stare dentro un petto così piccolo.

Poi continuò. 

 

«Sapete cosa vuol dire rimanere intrappolati nelle macerie della propria casa e morire lentamente per mancanza d’aria, o per fame, o per sete? È una morte lenta e straziante fatta da una moltitudine di emozioni e sensazioni che ti distruggono la mente e l’anima. Sapete cosa vuol dire vedere i propri genitori morire davanti ai tuoi occhi, o peggio? È una disperazione totale, un senso di impotenza che ti distrugge. I nostri pianti inuditi o scherniti. La nostra fame, la nostra sete sbeffeggiate o ignorate. Usati come nessun bambino deve essere usato, fino a che non ci rompevamo e poi venivamo buttati via come bambole vecchie.»

 

Il dolore che traspariva dalla voce del bambino era profondo e provocava brividi di paura nei cuori degli spettatori, che non riuscivano a staccare gli occhi dalla sua figura.

Per alcuni di loro le lacrime scorrevano silenziose, senza che nessuno facesse il gesto di asciugarle, come se fermarle sarebbe stato un torto a quelle parole, tale era la potenza delle emozioni del piccolo narratore.

Altri non piangevano ancora, ma le loro espressioni raccontavano le loro emozioni.

Il bambino riprese a parlare, le sue voci risuonarono limpide nella notte che avanzava.

 

«Il nostro futuro distrutto dall’egoismo e dalla crudeltà degli adulti. Chi di noi è sopravvissuto a tutti gli orrori della guerra si è trasformato in un mostro, in un guerriero, in un relitto o in un salvatore. Ciò che è stato vissuto non può essere cancellato e dimenticato. Quello che i bambini devono vivere per le colpe degli adulti dovrebbe far riflettere e capire che quello che viene fatto è orribile e sordo a qualsiasi umanità o civiltà che tanto decantate voi adulti, da sempre.»

 

Un'altra pausa, per riprendersi, per assicurarsi che il messaggio stesse arrivando.

 

«Speriamo che le nostre parole possano arrivare a tutti e che possano far riflettere su ciò che è successo in passato e che sta succedendo tuttora. Voi adulti dite di imparare dai propri errori e dalla storia, ma poi fate esattamente quello che è scritto nei libri di storia o delle commemorazioni che vengono fatte ogni anno. Se ricordate e sapete, non fate. Se vi piace ricordare a tutti il passato, ma poi volete emularlo, non ricordatelo, vi fa sembrare ipocriti. Ora vi salutiamo figli mai avuti. Altri vi vogliono parlare della verità delle guerre.»

 

A quelle parole il bambino tremolò fino quasi a scomparire e al suo posto apparve una donna dai lineamenti comuni, il tipo di viso che si dimentica e che invece appartiene a tutte le donne del mondo.

Le sue mani portavano i segni del lavoro e del lutto e di altro, qualcosa di crudele.

Guardò gli spettatori con occhi che avevano già finito di piangere, e sorrise, non di gioia, ma della strana pace di chi ha deciso di parlare.

 

 

 Memorie di guerre 4

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