Memorie di guerre
Memorie di guerre
In una notte particolare dell'anno dove gli spiriti dei morti tornano a visitare i familiari ancora in vita, in una cittadina sconosciuta ai più, dove i suoi abitanti rispettavano ancora le antiche tradizioni, un'anima antica, delusa dagli umani tornò a calcare le strade del mondo.
La sua figura era vaga, non si capiva se fosse una donna o un uomo.
Si intravedevano dei lunghi capelli bianchi che gli incorniciavano il viso segnato dal tempo e da cicatrici di varia natura.
Anche la poca pelle visibile, attraverso le vesti senza età o provenienza, era segnata da profonde ferite.
I suoi passi risuonavano fra le vie della città, come un eco di guerra.
Ad ogni suo passo, le memorie del mondo sembravano rispondergli, come un eco.
Il clangore delle spade non era solo un suono, ma un colpo secco nei timpani, metallo che strideva contro metallo come denti serrati.
Le urla di guerra dei popoli antichi si sollevavano nell’aria, ruvide e spezzate, graffiavano le orecchie di chi le udiva, portando con sé la furia e la paura di mille battaglie.
Mescolato alle urla, il pianto di chi rimaneva scivolava nell’aria come una nebbia fredda, insinuandosi tra i suoni della guerra, riempiendo ogni vuoto lasciato dal fragore con un’ombra sottile e persistente, impossibile da dissipare.
Poi arrivavano i colpi delle antiche armi da sparo, secchi e profondi, seguiti dal rimbombo più moderno delle esplosioni.
Un tuono che faceva vibrare l’aria, scuoteva il petto, e lasciava dietro di sé un silenzio breve e irreale.
Eppure, sopra ogni cosa.
Sopra il clangore del ferro, il crepitio del fuoco e le esplosioni, ciò che faceva davvero stringere i cuori non era loro… erano i pianti.
I pianti disperati degli orfani, acuti, spezzati, così pieni di incredulità da sembrare irreali: piccoli richiami strozzati che tentavano di svegliare un genitore che non avrebbe mai più risposto, mani tremanti che scuotevano corpi ormai freddi.
C’era il lamento profondo delle mogli e delle madri, un suono grave, consumato dal dolore, che si spezzava nel momento in cui comprendevano, senza bisogno di parole, che chi era partito non sarebbe tornato, o che ciò che tornava non era più la persona che avevano amato, ma solo un involucro senza respiro.
E infine, quasi nascosto sotto tutto il resto, il pianto dei soldati: soffocato, trattenuto, rotto appena da un respiro tremante.
Un suono basso, intimo, che nasceva nel momento esatto in cui capivano che l’ora era giunta, non gridavano, non più, perché la paura aveva già smesso di avere voce.
E tutti quei pianti, diversi eppure uguali, si univano in un unico suono insopportabile, un dolore che non si poteva coprire, che non si poteva ignorare… un’eco che rimaneva sospesa anche quando tutto il resto taceva.
https://www.youtube.com/shorts/HR4-5URcUdc
Quel suono straziante richiamò le creature viventi della città.
Lentamente, a uno a uno gli abitanti uscirono dalle loro case, per comprendere la provenienza di quel suono.
L'anima antica, nel frattempo, era giunta alla piazza centrale, ove si ergeva una fontana a memoria dei caduti.
Essa ospitava il guardiano della città.
Un grifone di pietra, finemente intagliato a mano, monumentale e severo.
La creatura, eredità di altri tempi, poggiava le zampe leonine sul piedistallo con forza solenne, mentre il petto d’aquila si protendeva in avanti.
Le grandi ali piumate si aprivano verso il cielo, immense e immobili, come sospese in un eterno atto di vigilanza.
Davanti a quella figura era impossibile non avvertire il peso di ciò che rappresentava.
Non era solo pietra: era un confine, un ponte silenzioso tra la terra e il cielo.
Raccontava il coraggio e la lungimiranza di chi non era più tornato, senza distinzione di nome o volto, custodendo ogni memoria in un’unica, immobile presenza.
Nella pietra di quella fontana non era inciso solo il ricordo, ma celebrato il valore degli uomini.
Un valore che il tempo non era riuscito a consumare, e che ancora, lì, sembrava respirare.
L'anima antica a quel punto si fermò in contemplazione di tale monumento.
Il silenzio regnava.
Un lieve segno di rispetto e saluto venne fatto, poi l'anima antica si sedette sul bordo della fontana e attese.





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